Monica Dengo
 Amos Kennedy e Paolo Lazzarelli Workshop
Il Manifesto tipografico - Pensieri sul workshop

PENSIERI SUL WORKSHOP CON AMOS KENNEDY AND PAOLO LAZZARELLI

Mi immaginavo un corso entusiasmante perché so che Amos Paul Kennedy jr. è un personaggio straordinario, ma non avrei mai pensato che l'incontro tra due persone simbolo di due mondi, quello del manifesto tipografico in Italia e quello del manifesto tipografico in America, sarebbe stato un evento così catalizzante. 



Generalmente chi insegna quest'arte lo fa nella propria tipografia o presso istituzioni universitarie o centri dedicati alle arti del libro. In questo caso invece abbiamo invitato Amos Kennedy presso la Tipogafia Sociale di Arezzo, un esercizio commerciale gestito da marito e moglie che da 40 anni stampano manifesti con caratteri mobili, soprattutto in legno, portando avanti un'attività che sopravvive soprattutto grazie ai manifesti, realizzati in poche copie, di saldi e sconti o delle feste paesane.

Amos è arrivato un giorno prima per poter familiarizzare con il negozio e abbiamo capito subito che c'era un'ottima intesa tra lui e Paolo Lazzarelli, il proprietario. Pian piano Paolo ha cominciato a mostrarci caratteri di tutte le forme e le dimensioni, alcuni meravigliosi caratteri dell'800 resi lucidissimi dall'uso, cassetti stracolmi di lettere, numeri, bordi, xilografie di figure, cliché  tra cui quelli di tutti i partiti della sinistra italiana dal 1921 in poi, vecchi manifesti multicolori di eventi ad Arezzo. Amos aveva un entusiasmo incontenibile nel vedere quelle lettere enormi, introvabili negli Stati Uniti, dove il manifesto tradizionale ha una misura di circa 30x50 cm.

Lo spazio non era grande, ma avevamo a disposizione due torchi tipografici a mano del 1921 per 11 studenti provenienti da diverse parti d'Italia. Ben presto avevamo due maestri all'opera, ciascuno con un torchio e un gruppo di studenti.

La capacità che hanno avuto Paolo e Amos di lavorare assieme, nonostante la mancanza di una lingua comune (io facevo le traduzioni) è stata tale che essa stessa è divenuta parte fondante di ciò che gli studenti stavano apprendendo: l'amore per l'arte tipografica assieme ad un profondo rispetto per chi quell'arte la conosce a fondo. Paolo scopriva che tutta la sua conoscenza era apprezzatissima, Amos trovava tra quelle mura nuove idee per i suoi lavori. 

Ogni studente ha realizzato diversi manifesti, imparando a comporre, inchiostrare, stampare. Hanno imparato che un lavoro è fatto di diversi passaggi, inclusa la pulizia e il riordino dei caratteri e dei margini nei cassatti e nelle mensole! Hanno anche imparato diversi stili di lavoro: nel metodo tradizionale di Paolo, i poster vengono stampati con colori pieni, inchiostrando completamente i caratteri prima di stampare ogni foglio di carta; Amos invece preferisce ristampare sulle lettere senza reinchiostrare, finché non c'è più inchiostro sul carattere e usando lo stesso foglio, cosicché diverse "stampe fantasma" creano strati di forme con sovrapposizioni di colori trasparenti. 

Quando andai la prima volta ad incontrare Paolo in tipografia mi disse che ormai aveva intenzione di lavorare un altro paio d'anni e poi probabilmente avrebbe venduto tutto. Quando ci sono tornata due giorni dopo il corso con Amos, ho trovato una persona completamente diversa; era rinato in Paolo lo  spirito di quando aveva iniziato questo lavoro, stimolato anche dagli allievi che hanno partecipato al corso e dalla creatività manifestata in queste tre magnifiche giornate.

Nell'intervista pubblicata sulla rivista italiana Progetto Grafico, Amos dice che non ama la parola "arte", sono pienamente d'accordo con le sue idee, ma preferisco dire che siamo tutti artisti e che la creatività non è mai solo personale, essa trae origine nella società, nel popolo. Alcuni poi la visualizzano e trovano modi per comunicarla. 

Amos è un tipografo con un chiaro spirito sociale, e idee fortemente radicate nel rispetto di tutti gli esseri umani. Il suo lavoro di custodia della cultura Negra e dei diritti civili è un'importante lezione oggi come oggi in Italia, dove leggiamo e sentiamo quotidianamente di abusi e mancanza di rispetto dei diritti umani e civili. 

Amos mi dice che tornerà presto e già abbiamo pensato ad un programma che prevede altri corsi con lui in futuro. Paolo si è reso disponibile ad insegnare dei corsi di base per insegnare tutte le tecniche tradizionali e Amos vorrebbe proporre dei programmi avanzati, inoltre stiamo già pensando ad un'esposizione. 

Voglio ringraziare gli studenti Maria Chiara Belia, Luca Belli, Matteo Bertin, Daniele Capo, Leo Colalillo, Giulio Laurenti, Laura dal Maso, Mauro de Toffol, Enrico Rudello, Gigliola Terenna, Nicola Zucconi che hanno seguito con passione questo corso e che hanno realizzato tanti bellissimi manifesti, mio marito Massimo che ha fatto tutto il lavoro di comunicazione sul web e i due maestri che ci hanno seguito in questa avventura: Amos Kennedy, primo professore Nero ad aver insegnato all' Università dell'Indiana negli Stati Uniti e Paolo Lazzarelli, tipografo della Tipografia Sociale, storica tipografia della sinistra italiana ad Arezzo.

Monica Dengo

filo


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Re: Il Manifesto tipografico - Pensieri sul workshop
Reply #1 on : Fri June 12, 2009, 00:48:42
"la creatività non è mai solo personale, essa trae origine nella società, nel popolo."

da tenere a mente in tempi di certo inutile protagonismo.

grazie monica!


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