Monica Dengo
 Le geste suspendu
Le geste suspendu

Le Geste Suspendu

L'arte della scrittura a mano, che chiamiamo calligrafia, in questa sede è il gesto sospeso che apre un nuovo dialogo tra le culture. Al castello di Vogüé, nel sud della Francia, si sono ritrovati 9 artisti provenienti da Cina, Iraq, Marocco, Francia, Svizzera e Italia.

Christine Macé, la curatrice della mostra, è una storica dell'arte che da dieci anni ha fondato e diretto Terres d'Ecritures, una galleria d'arte a Grignan, nella Dröme, dedicata alla calligrafia e alla letteratura. Quest'anno ha deciso di organizzare questa mostra a completamento del suo lavoro, invitando gli artisti che in questi anni hanno esposto alla sua galleria. Questa mostra è quindi frutto della sua ricerca decennale nel campo dell'arte calligrafica. Gli artisti, pur provenendo da diverse parti del mondo, vivono quasi tutti in Francia, ad eccezione di Denise Lach che vive in Svizzera ed io che vivo in Italia. Questa situazione mi è sembrata particolarmente importante perché significa che molte di queste persone hanno vissuto in più di una cultura, e nel gruppo mi unisco anch'io che ho vissuto per dieci anni a San Francisco. Questa ampiezza di esperienze culturali era palpabile, energizzante. Il migrante incarna, più di chiunque altro, l'esperienza multiculturale di cui oggi il mondo ha tanto bisogno.

L'amore di Christine per la letteratura ha avuto un ruolo importante nella scelta degli artisti e nella ricerca dell'unione tra calligrafia e letteratura. Un autore, calligrafo e poeta i cui libri non mancano mai sul suo tavolo è François Cheng.

Camminando tra le enormi e luminose stanze del castello, ci si sente immersi in una conversazione di segni provenienti da Oriente, Medioriente e Occidente, Nord e Sud. Artisti che sondano un territorio preciso, quello della scrittura manuale, che ha avuto una formazione diversissima in ciascuna cultura.

 In Occidente gli artisti cercano di riscoprire l'arte dentro un'azione che per millenni non è stata considerata tale, togliendo alla scrittura la sua servitù al testo e devozione alla leggibilità, affacciandosi curiosi verso la pura comunicazione del gesto, così famigliare ad altre culture. L'alfabeto latino, incapsulato dentro al carattere tipografico, ha avuto un eccezionale sviluppo grafico che non ha equivalenza nello sviluppo della scrittura a mano. Penso che sarebbe veramente interessante uno studio di approfondimento sul percorso Occidentale verso una calligrafia contemporanea. Penso a Dotremont, Alekinsky, Gastone Novelli, l'espressionismo astratto di Mark Tobey, Jacson Pollock, Franz Kline, Joan Mitchell, le poche ma significative opere calligrafiche di Roland Barthes, le mostre di calligrafie storiche Cinesi, Giapponesi e Arabe nei maggiori musei d'arte Occidentali, il lavoro di Shirin Neshat, l'archivio di Nuova Scrittura di Paolo della Grazia al Mart di Rovereto o il Sackner Archive di poesia visiva e concreta. Tutte tappe fondamentali, e ce ne sono molte altre, per lo sviluppo di un movimento calligrafico contemporaneo Occidentale. Oggi l'accesso a internet ci apre a nuovi mondi: come scrive Fatema Mernissi nel suo libro Dal Deserto al Web, ci sono artisti sconosciuti, fin'ora rimasti ai margini della scena artistica, che grazie al web ci offrono un loro percorso originalissimo. Questa mostra ne è un esempio, un nuovo originale percorso.

Il lavoro di Kitty Sabatier mi è sembrato un viaggio verso l'essenza assoluta, un segno nello spazio infinito in cui l'occhio si perde come in una danza ipnotica. Denyse Lach, che dice "il testo è un pretesto", incorpora la calligrafia nella grafica e ricerca le connessioni tra segni e natura, come se la natura stessa fosse una tessitura scritta.  I lavori di Laurent Rébéna sono una ricerca a 360 gradi sulla capacità comunicativa di quasiasi segno. Christine Dabadie-Fabreguettes è una donna che sembra non aver territorio, le sue opere sono un messaggio potente, la calligrafia del migrante e di tutte le culture. I lavori di Abdallah Akar e Hassan Massoudy sono il Medioriente dell'esposizione, la cultura calligrafica che più di ogni altra ha portato le scritture corsive alla massima evoluzione. Il primo lavora con forti colori, mantenendo una trasparenza di movimenti che appaiono diretti, onesti, incontaminati; il secondo usa strati e sovrapposizioni di gesti che si svelano nel tempo, creando un'atmosfera mistica e intrigante che ricorda la danza e la musica del Medioriente. Credo che in entrambe gli artisti i lavori siano leggibili, ma non ne conosco il significato.

In Cina la calligrafia è una delle arti più rispettate a apprezzate, il cui carattere astratto ed erudito ha avuto un forte richiamo per intellettuali e studiosi di tutti i tempi, ma è anche una delle più popolari. Le texture di scrittura di Ye Xin hanno una presenza fisica sensuale, perfettamente in armonia con i disegni nati dallo stesso pennello. Sono affascinata dalla sua scrittura, così astrattamente attraente e tuttavia leggibile. Forse lo sono ancora di più dopo che lui ci spiega il testo, ce lo racconta e ce ne da la traduzione, ma già me n'ero innamorata.

 Infine Anne Gros-Balthazard, giovane calligrafa molto promettente.

Due vetrine offrono ai visitatori alcuni esempi di libri etiopi: un libro di pietra e piccoli fascicoli di pergamena. Ci sono anche pennini, portaichiostri e altri strumenti di scrittura. Fanno parte di una collezione di Dany Jung di materiali legati all'arte del libro.
 
Questa mostra mi ha anche dato modo di confrontarmi con questi artisti e discutere con loro il libro fotografico BAB, Book as Body.
BAB ha colto l'attenzione di molti. Mostra scrittura sul corpo che diventa il corpo stesso. Un'azione forte che sembra richiamare alla mente di chi guarda il lavoro di altri artisti. Molte persone pensano a Shirin Neshat, nel cui lavoro tuttavia, la calligrafia persiana è identità e allo stesso tempo textura sensuale e testo leggibile. In Occidente, d'altro canto, la sensazione data da un corpo riempito di calligrafia potrebbe invece essere quella di un corpo vuoto, come la parola "calligrafico" fino a tempi recenti era sinonimo di lavoro in cui la forma appare eccessiva, travalicando il contenuto. Eppure la scrittura a mano e la sua forma artistica, la calligrafia, sono sempre gesto essenziale dell'espressione di sé.

Voglio ringraziare Christine Macé, l'Associazione Vivante Ardèche e tutti gli artisti che hanno reso possibile questa mostra, unica nel suo genere.
Torno a casa con tante domande, nuove idee e soprattutto con il desiderio di trovarmi ancora, in futuro, con questo gruppo di artisti.

“Le geste suspendu. Calligraphie contemporaine” - si potrà visitare al  Château de Vogüe (France) fino al 31 Settembre 2009.
www.chateaudevogue.net

grazie!
Monica Dengo 

filo


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